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Pentiti su Cesaro e Cosentino: "Sono al servizio dei Casalesi"

Prosegue e si allarga l'inchiesta denominata "il Principe e la ballerina", che vede implicato l'ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino. Del filone principale dell'indagine ci siamo occupati già nei mesi passati (clicca qui) ma in questi giorni hanno fatto scalpore ulteriori dichiarazioni di pentiti che, se verificate, getterebbero ulteriori ombre su Cosentino e non solo. Oltre al numero uno del Pdl campano, infatti, risulterebbe coinvolto in pratiche illecite anche Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli.

Oggetto delle dichiarazioni e delle accuse dell'ennesimo collaboratore di giustizia, Orlando Lucariello contro Cosentino e la sua famiglia, le presunte ingerenze della Camorra – segnatamente dei Casalesi – nell'assegnazione degli appalti per la costruzione di opere come il centro commerciale Principe – a Casale - e una centrale elettrica a Sparanise, in provincia di Caserta. Cosentino, afferma Lucariello, sarebbe stato in contatto col boss Giuseppe Russo non solo dal punto di vista familiare, dato che quest'ultimo ha sposato sua sorella, ma soprattutto per affari da portare avanti insieme. "Giuseppe Russo mi ha sempre detto – ha spiegato Lucariello agli inquirenti - che Nicola Cosentino era per il clan un importante punto di riferimento e poteva essere utile in tante circostanze. So anche che Nicola Cosentino si è interessato direttamente per consentire la costruzione di una grande centrale elettrica nel territorio di Sparanise: e anche con riferimento a questa grande opera si è messo a disposizione con il clan per la realizzazione di alcuni lavori di manutenzione. In particolare posso ricordare che alcuni lavori sono stati affidati in subappalto al fratello di Giuseppe Russo, Raffaele".

Come se non bastassero le rivelazioni – tutte da dimostrare – di Lucariello, sul tavolo dei magistrati napoletani è presente, dallo scorso maggio, anche la deposizione di un altro pentito, Francesco Della Corte. Secondo quest'ultimo Mario Cosentino, fratello dell'esponente Pdl, assieme a Cesaro forniva manodopera per la realizzazione delle opere e dei servizi, avvalendosi di persone segnalate in prima persona dal boss Francesco Bidognetti. Ecco un estratto delle rivelazioni di Della Corte: "Bidognetti Francesco mi disse che già nel 1993 i fratelli Cosentino, e non solo l'onorevole Nicola, stavano a disposizione del clan dei casalesi. Più di recente, ovvero intorno agli anni 2004-2005, vi posso riferire che in occasione delle elezioni politiche, non so in quale competizione, anche Mario Cosentino faceva prendere posti nella Eco4 – business dei rifiuti, ndr - a persone che indicava il clan. Io stesso feci prendere un posto di lavoro al cognato di Licari presso l'Eco4 rivolgendomi a Picone Vincenzo il quale intervenne su Mario Cosentino per farlo assumere".

Della Corte, le cui accuse sono state rese pubbliche solo da alcuni giorni, ha spiegato chiaramente come avvenivano le assunzioni pilotate dai Casalesi, ribadendo che Cesaro e Cosentino erano a totale disposizione dell'organizzazione criminale: "Ricordo che quando parlai con Picone per far assumere il cognato di Baldassarre Licari lo stesso mi disse che oltre alla possibilità di rivolgersi a Cosentino, vi era la possibilità di rivolgersi anche all'onorevole Cesaro per il tramite di una persona di Sant'Antimo; nella circostanza Picone mi disse che anche l'onorevole Cesaro sarebbe stato disponibile all'assunzione. Io parlai anche con una persona di Sant'Antimo che mi confermò che in caso di necessità l'onorevole Cesaro sarebbe intervenuto personalmente per fare assumere il cognato di Licari Baldassarre perché i posti della Eco4 o Geo 4 erano stati divisi tra Cosentino e Cesaro. In cambio delle assunzioni, sia Cosentino sia Cesaro avrebbero ricevuto i voti di tutti gli operai assunti e del relativi familiari". Cesaro non ha mancato di replicare alle accuse di Della Corte, definendole "farneticanti" e prive di alcun fondamento. Il presidente della Provincia di Napoli ha inoltre annunciato azioni legali a difesa della propria onorabilità.

Fabrizio Ferrante

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