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Preti pedofili, la Curia perugina nel caos e il Vaticano tace

Lo scorso 19 ottobre il programma televisivo di Italia Uno, "Le Iene", ha mandato in onda un servizio nel quale si denunciavano molestie sessuali che alcuni ragazzi affidati a una comunità gestita dalla Caritas, avrebbero subito negli anni da un sacerdote umbro appartenente alla Diocesi di Perugia. Lo scandalo è emerso grazie alla denuncia di una volontaria che ha già più volte sollecitato reazioni della Curia per porre fine alle molestie, il tutto senza mai ricevere alcuna risposta.

I Radicali sono l'unica forza politica ad aver raccolto la gravità della denuncia emersa dal programma Le Iene, e hanno già incardinato azioni di varia natura per ottenere risposte dai vertici ecclesiastici e politici della regione Umbria. La vicenda, che si trascina da anni, avrebbe già determinato una serie di suicidi quanto meno sospetti fra ex membri della comunità incriminata. I Radicali hanno sollecitato l'intervento della Curia ma anche della Caritas e in prima persona del vescovo perugino, Mons. Bassetti. La ricerca della verità non passa però solo attraverso le risposte – sempre reticenti – delle istituzioni clericali, ma anche attraverso quelle civili. Radicali Italiani ha rivolto sia alla Regione Umbria che all'Asl alcune interessanti domande, come quali convenzioni esistano fra Caritas e Asl – se ne esistono – affinché tali strutture possano esercitare mansioni anche di tipo riabilitativo o terapeutico. Oppure se queste comunità ricevano o meno soldi pubblici e se esse siano o no in regola con tutti gli adempimenti amministrativi.

La posizione del Vescovo è particolarmente ambigua e contraddittoria. Egli da un lato siede sul banco degli imputati, almeno alla luce del video delle Iene – la cui seconda parte è stata prima rinviata e poi censurata con ritiro del video dal web – in cui lo si sente affermare di essere a conoscenza dei fatti ma di non aver mosso un dito per porvi fine. Lo stesso sarebbe accaduto anche durante la reggenza della Curia del suo predecessore sul soglio vescovile. Bassetti avrebbe fatto finta di non vedere in tutti questi anni, avrebbe tenuto all' oscuro sia la magistratura che la stessa Curia, la quale in questi casi è solita trasferire in altre Diocesi, piuttosto che favorire l'intervento della giustizia nazionale. Del resto questa prassi vige dai tempi di un provvedimento firmato da Ratzinger – all'epoca al Santo Uffizio – dove si invitava a non coinvolgere i magistrati ma al massimo a spostare i preti molestatori o pedofili tenendoli tuttavia sempre a contatto con potenziali vittime. Insomma l'omertà che si fa modus operandi ma, come se non bastasse, al vertice dell'organo ecclesiastico che dovrebbe far luce sui fatti e punire i responsabili, dovrebbe sedere proprio il grande accusato di reticenza e omertà, ovvero lo stesso Bassetti.

Egli non ha convocato, nel corso del procedimento formalmente incardinato, le vittime degli abusi, pretendendo che chi volesse tutelarsi, presenti domanda scritta allegando anche un documento. Una prassi volutamente farraginosa e quasi irriverente verso chi ha subito violenze in momenti di particolare fragilità, che in alcuni casi hanno portato fino al suicidio. Questo il comunicato con cui la Curia invita i ricorrenti a presentarsi per la procedura di inchiesta innanzi alla commissione preposta: "È ferma intenzione dell'arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l'onorabilità dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità [...] Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identità e inviando il tutto a: Curia arcivescovile - Commissione diocesana d'indagine. Piazza IV Novembre, 6 - 06123 Perugia".

La sensazione, è che tale commissione sia stata istituita solo per insabbiare una vicenda sulla quale da anni il Vaticano non interviene pur avendo ricevuto numerose sollecitazioni e non solo grazie al servizio de Le Iene. In Irlanda, in Belgio o negli Stati Uniti il Vaticano è costretto a chiudere le proprie sedi diplomatiche, come uno stato canaglia qualsiasi. In Italia, protettorato vaticano, la prassi odiosa del silenzio, dell'omertà e del baciamano collettivo al porporato di turno, non guarda neanche in faccia alla disperazione e alla morte, seguite a violenze che andrebbero accertate in ben altre sedi. Il declino morale oltre che politico del nostro paese passa anche attraverso orribili storie di questo tipo.

Fabrizio Ferrante

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