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Scommesse, il coinvolgimento di Gianello: cosa rischia il Napoli?

Il mondo del pallone è di nuovo nel caos. Dopo Calciopoli, lo scandalo sulle scommesse: calciatori, allenatori, dirigenti, serbi, “zingari”, asiatici, anche gli ultràs. Un po’ di tutto, un po’ di tutti, nessuno si è salvato. E ce n’è anche per il Napoli. Grazie a Matteo Gianello, che si è aggiunto alla lista nera degli indagati.

La storia è ormai nota. L’ex portiere azzurro, nel maggio 2010, propose a Grava e Cannavaro di combinare la partita Sampdoria-Napoli, ultima giornata della Serie A 2009-2010. I blucerchiati lottavano per andare in Champions, mentre gli azzurri erano già qualificati in Europa League come sesti. I suddetti Grava e Cannavaro, comunque, avrebbero rifiutato in maniera netta. Senza fare altro, però. Il che potrebbe portare ad un’accusa di omessa denuncia per entrambi (clicca qui).

Stando al verbale dell’interrogatorio, è lo stesso Gianello a “raccontarci” come andarono le cose: “Mi rivolsi a Paolo Cannavaro e a Grava e a nessun altro. Escludo la presenza di Santacroce, di De Sanctis ed anche di aver fatto la richiesta a Quagliarella”.
Gianello prosegue: “Ricordo che sia Cannavaro che Grava diedero immediatamente e con estrema decisione una risposta negativa. Dall’espressione del loro volto compresi che erano visibilmente risentiti per la proposta ricevuta”. Gianello ha poi aggiunto che decise di desistere dal tentativo, “perché ritenevo che fosse una cosa più grande di me e non avevo la determinazione e il coraggio per portarla a termine”.

Il portiere è accusato di tentato illecito sportivo, e rischia una squalifica pesantissima. Per quanto riguarda Grava e Cannavaro, prima di tutto va comunque lodato il loro comportamento, ed il rifiuto di combinare la partita. Però, ed è un però molto grande, i due giocatori non hanno denunciato il fatto alle autorità, e se la versione di Gianello venisse provata entrambi rischierebbero una pena che va dalla multa salata al ben più grave, e temuto, deferimento.
Nonostante entrambi abbiano bollato le parole dell’ex compagno come “millanterie”, il loro ruolo nella vicenda deve essere ancora definito.

Ed il Napoli? Cominciamo subito con il dire che la società è stata subito considerata estrenea ai fatti. Su di essa grava “solo” la responsabilità oggettiva. In caso di deferimento dei suoi tesserati, la pena potrebbe tradursi in una penalizzazione nel prossimo campionato.
Ma, visto che i giocatori si sono rifiutati, che la combine dunque non è avvenuta, è che si sarebbe trattato comunque di un accordo per perdere (che sarebbe penalmente meno grave di un accordo con lo scopo di garantirsi la vittoria), la suddetta penalizzazione sarebbe molto lieve, di sicuro non comprometterebbe la stagione. 

Qualche problema, invece, potrebbe sorgere sul fronte internazionale, riguardo alla partecipazione all'Europa League 2012-2013. L’articolo 50 dello statuto Uefa (punto 3) recita: “L'ammissione alla competizione di un membro o di un club, direttamente o indirettamente coinvolto in attività tesa a organizzare o influenzare il risultato di un incontro a livello nazionale o livello internazionale, può essere respinta con effetto immediato, fatte salve eventuali misure disciplinari”.
Questo significa, in breve, che la UEFA mantiene ampia discrezionalità sull’eventuale esclusione dalle Coppe di una società che ha dei tesserati coinvolti, direttamente o meno, in attività illecite.
E’ la stessa situazione che riguarda la Lazio, anche se la posizione dei tesserati del Napoli è molto, molto meno grave di quella, ad esempio, del capitano biancoceleste Mauri (nella foto a destra con "i compagni di scommesse" Sculli e Milanetto, ai tempi del Modena), arrestato due giorni fa.

Il processo a carico dei tesserati dei club si terrà dopo gli Europei, ad inizio luglio, e per ora il Napoli preferisce rimanere in silenzio, ed in attesa. Insomma il Napoli corre un rischio minimo, sia in campionato che in Europa League. Un rischio minimo, ma comunque esistente. Per adesso la società è tranquilla, ma bisognerà aspettare le sentenze per poter cantare vittoria.
Una vittoria per la quale ci sarebbe poco da esultare, ad ogni modo.

Alessandro Testa

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