ORE 09:27

Springsteen: il Boss a San Siro per il concerto dei record!

63 anni, 32 pezzi, tre ore e 40 minuti di musica, senza mai, dico mai, tornare nelle quinte: tutto questo è Bruce Springsteen, e anche la fedelissima E-Street Band, compagna di tante maratone.

A San Siro Bruce comincia con We take care of our own, come c'era da aspettarsi, e prosegue subito dopo col secondo singolo dell’ultimo album, Wreckin'Ball. E tu, che sei al settimo concerto di Bruce, il terzo a San Siro personalmente seguito dei quattro che ha marcato dal 1985 ad oggi, pensi che questa volta non ce la farà, proprio no. La sua voce non è vibrante come al solito, e la E-street Band sembra timida, forse accusa il colpo della perdita di due elementi, del calibro di Danny Frederici e Clarence BIGMAN Clemmons. Non ce la farà a farci ballare e saltare tutti per tre ore, stavolta proprio no, e tutto sommato ci può stare, è la legge del tempo, la legge della biologia.

E invece, vince di nuovo lui, anche contro l’età, anche contro la biologia. Mette a segno il suo concerto milanese più lungo, e sconvolge tutti con un piccolo record: la band non torna mai nelle quinte, dunque, tecnicamente, non c'è un bis, ma un concerto intero, dall'inizio alla fine, con almeno tre sessioni di 4-5 pezzi eseguiti senza soluzione di continuità, col solito schema della chiusura pezzo in crescendo su cui Bruce echeggia i suoi "one two three four" per poi ripartire trascinando gli altri con sé.

Un concerto in cui, per la prima volta dal 1985, ovvero da quasi 30 anni, Bruce regala al suo pubblico tra i più amati Born in the USA, e alcune chicche come E-Street Shuffle, e una versione inedita di Thunderoad, eseguita da solo al piano.
E poi ovviamente, tanta tanta musica, dai pezzi vagamente irish-country del nuovo album Death to My Hometown, Rocky Ground, We are alive e Shacle and Drawn, dalle ballate nuove come Jack of All Trades a quelle vecchie e intramontabili come The River, cominciata con un duo Little Steven Bruce e finita con un acuto disperato in falsetto.

E poi, i pezzi storici: Out in the Streets, Hungry Hearts, The Promised Land, Darkness on the Edge of Town, Born to Run, fino ai capolavori dell'album Born in the USA del 1984, mai così tanti in una sola notte, dalla title track famosissima a No Surrender, Bobbie Jean, Dancing in the Dark, Working on the highway, per finire con Glory Days.

Non mancano anche le “chicche”: da Spirit in the Night a My city of Ruins, da Candy's room a una tiratissima Radio Nowhere in cui Max Weinberg regala uno spettacolo nello spettacolo, da Waitin on a Sunny Day (con tanto di karaoke con bimbi del pubblico) a una splendida Land of Hope and Dreams in cui Bruce cita People get Ready, fino a una rara Cadillac Ranch e a una assolutamente inedita Johnny 99, trasformata dalla versione acustica di Nebraska a una straordinaria kermesse rock della band che fa ballare anche i più recalcitranti del terzo anello.

Il concerto si avvia alla fine con Tenth Avenue Freeze out, e la proiezione sul maxischermo delle toccanti immagini dei milioni di momenti fantastici fra Clarence Clemmons e il resto della band sul palco e fuori: qui Bruce si ferma e punta il microfono verso il pubblico, che con un lungo applauso-coro chiama direttamente dal Paradiso dei musicanti il BigMan di cui tutti sentono la mancanza.
Poi, invece di andarsene, il Boss canta ancora altri due pezzi, Glory Days e la cover di Twist and Shout, tutti in esclusiva assoluta per il pubblico di Milano, che lui stesso ammette essere uno dei più affezionati.

Sessantatre anni, e alla fine il pubblico è più stanco di lui, anche se pazzo di felicità come lui. Già perché nell'immedesimazione totale che avviene in queste grandi liturgie di massa che ormai sono i concerti di Springsteen la distanza tra pubblico e musicisti si assottiglia fino a scomparire.
63 anni e non sentirli. Potere della musica vera.

Francesco Postiglione

Scaletta
we take care of our own

wreckin ball
badlands

death to my hometown

my city of ruins

spirit in the night

e-street shuffle

jack of all trades

candy's room

darkness on the edge of town

johnny 99

out of the streets

no surrender

working on the highway

shackle and drawn

waiting on a sunny day

the promised land

thunderoad
the river

the rising

radio nowhere

we are alive

land of hope and dreams

rocky ground

born in the usa

born to run

cadillac ranch

hungry hearts

bobby jean

dancing in the dark

tenth avenue

glory days

twist and shout

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