ORE 06:22

Napoli era Tua, retroscena (ma neanche troppo) di un'assemblea

Doveva essere la messa alla gogna degli "eretici" Carlo Iannello e Gennaro Esposito, l'assemblea di Napoli è Tua convocata ieri dal capogruppo Vittorio Vasquez. Si è tutto risolto invece in un teatrino poco edificante.

Al di là dei sensatissimi interventi dei due consiglieri "colpevoli" - di non aver votato il bilancio del comune per stimolare una discussione interna sulla linea dell'amministrazione, non certo di ammutinamento – e di una platea di ex candidati ed attivisti molto attenta e critica, l'incontro ha mostrato tutta la pochezza politica di alcuni fra gli eletti della lista arancione.
Ve ne riportiamo delle significative istantanee, convinti di farvi cosa (non particolarmente) gradita.

Partiamo dall'ex margheritino Carmine Sgambati, vera star della giornata: alza senza ragione la voce con Iannello davanti a più di un centinaio di persone, zittisce con "diversa educazione" un attivista in sala, poi fa la lista dei risultati raggiunti dall'amministrazione e invita gli "infedeli" a dimettersi. Quasi a far credere all'uditorio di esser finiti per sbaglio in un minicongresso del Popolo della Libertà.

Pietro Rinaldi, "che proviene dall'esperienza dei centri sociali", confessa al pubblico che quando Narducci si è dimesso lui è andato a dormire col sorriso sulle labbra. Del resto "proviene dall'esperienza dei centri sociali" e quindi poco apprezzava un assessore "per la legalità". "Mi rendo conto che Napoli è Tua ha anche un'anima giustizialista, ma per me la legalità è un disvalore". Certo Rinaldi se ne va per centri sociali, mica è stato eletto consigliere comunale per cui deve credere nella legge e nella legalità. Anzi no, a pensarci bene "proviene dall'esperienza dei centri sociali", ma è proprio un consigliere comunale.
È saggio, ad ogni modo: "La scelta di Iannello ed Esposito di non votare il bilancio è stata vanitosa, hanno incentrato su di sé l'attenzione dei media, mentre bisognava sottolineare quanto il comune stesse contrastando la politica nazionale di Monti". Bisogna essere tutti uniti, insomma. Certo Narducci era uno sceriffo e lui risponde solo ai centri sociali (forse non è chiaro, ma Rinaldi proviene proprio da quell'esperienza), ma tutti uniti.

Salvatore Pace si sente solo, abbandanato dagli elettori. L'assemblea lamenta l'assenza di democrazia partecipativa? Eppure lui ha tenuto aperto il suo blog per qualche mese, in attesa di riscontri dei cittadini. Riscontri che stranamente – era Salvatore Pace a chiedere proposte, accidenti! – a suo dire non sono arrivati.
Ma Alberto Lucarelli della partecipazione ne ha fatto persino un assessorato, quindi saprà in materia il fatto suo. Ed infatti spiega ai convitati che per "partecipare" bisogna occupare gli spazi pubblici. Insomma, essere partecipi. Illuminante. Resta qualche dubbio sull'effettiva utilità di un assessorato ad hoc laddove per l'assessore medesimo la partecipazione deve venire esclusivamente dal basso, ma illuminante.

Enzo Varriale bacchetta con determinazione i due "eretici" Iannello ed Esposito: "Siete stati coraggiosi, anche se forse inconsapevoli di quello che avete fatto. Poteva sciogliersi il consiglio comunale". Apriti cielo. Alla platea: "Non criticate, si lavora tanto, c'è stata molta disinformazione in casi come quello di Bagnoli". E lui di Bagnoli se ne intende, ad informarlo è probabilmente il consigliere NèT della X Municipalità, tale Marco Chiacchiarini, che pare si manifesti in consiglio municipale solo se cade di 29 febbraio.
"Si lavora tanto", e Varriale chiede comprensione all'uditorio, spiegando per l'ennesima volta, in riunioni di questo tipo, quanto sia dura fare il consigliere comunale ed il presidente di una commissione. Si sa, lui non voleva proprio farlo questo mestiere.
Davvero ingeneroso l'uditorio, che almeno mezzo applauso l'ha riservato proprio a tutti - ad eccezione del povero Enzo.

Risultando non pervenuto Arnaldo Maurino, non resta che chiudere in bellezza.
A concludere le danze è di fatti Vittorio Vasquez, e da lui ci si aspettano parole sagge, da politico navigato qual è. "Ho detto nell'assemblea dei capigruppo della maggioranza che de Magistris è un incompetente (andiamo bene NdR), e la giunta non è all'altezza della situazione (ancora meglio NdR)". Parole dure, che Vasquez stia per cogliere l'occasione per dimettersi clamorosamente in pubblica piazza? Vediamo: "...Ma sono tenuto ad essere leale al Sindaco anche se non è coerente con il programma espresso (sic!)". Ah ecco. La fedeltà al capo. Ritorna quella strana sensazione provata alla fine dell'intervento di Sgambati.
Qualcuno dalla platea chiede ai consiglieri tutti di rispettare la linea fortemente critica emersa dagli interventi degli attivisti e da quelli di Iannello e Esposito, ma Vasquez sottolinea che i cento e passa presenti non rappresentano tutto il "popolo arancione".

A questo punto verrebbe spontaneo chiedersi che senso ha avuto incontrarsi, ma non c'è il tempo di formulare riflessioni tanto complesse, perché ad un Gennaro Esposito che chiede Napoli è Tua possa esprimere almeno un portavoce (non sia mai si parlasse di un segretario o di uno statuto) il capogruppo risponde con un significativo "Ti prego Gennaro, non facciamo demagogia". Perché è evidente, chiedere un minimo di struttura è demagogia, parlare invece del "volere" del metafisico "popolo arancione" è alta politica.
Si replica tra quindici giorni, meglio non mancare.

Emiliano Dario Esposito 

Share