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Elezioni olandesi nel segno del wiet-pass e in Italia il proibizionismo inizia a scricchiolare

A settembre, nei Paesi Bassi, si terranno delle elezioni politiche particolarmente attese da tutti coloro che hanno a cuore la vocazione libertaria dello stato nord-europeo. Il cosiddetto wiet-pass, ovvero la tessera riservata ai residenti per entrare nei coffee shop – già attivo nelle provincie meridionali – è uno dei temi forti in campagna elettorale. La sinistra olandese tenterà di scongiurare l'entrata in vigore del dispositivo anche ad Amsterdam dal prossimo primo gennaio. Anche in Italia il proibizionismo pare scricchiolare.

Da queste pagine abbiamo potuto già documentare l'impegno dei radicali a livello transnazionale, attraverso la disobbedienza civile messa in atto da Marco Cappato, a Maastricht (clicca qui). Sebbene le sedi giudiziarie abbiano finora sempre sancito la liceità del wiet-pass, il quadro politico locale pare orientato a mutare nuovamente scenario, sancendo una svolta ancora più libertaria di prima. Emile Romer è il candidato premier del partito Socialista ed è accreditato dagli ultimi sondaggi della maggioranza dei seggi in Parlamento per le prossime elezioni. La campagna elettorale di Romer è fortemente incentrata sul tema wiet-pass, al punto che nei coffee shop campeggiano manifesti propagandistici del Ps, a testimonianza del fronte comune sorto contro la destra proibizionista – che, ironia della sorte, annovera anche i liberali - fra gestori di coffee shop e vertici socialisti. Romer ha promesso che il paese dei tulipani andrà oltre anche rispetto alla legislazione in vigore dal 1974. Da uno stato di tolleranza delle droghe leggere – mai formalmente legalizzate – si passerà a una vera legalizzazione, con tanto di misure che potrebbero consentire la coltivazione in loco, ad oggi vietata.

L'obiettivo, recidere una volta per tutte i contatti coi narcos, che in vere e proprie zone grigie sparse nel paese, forniscono i coffee shop e contemporaneamente le piazze di spaccio in giro per il continente. Amsterdam finora non ha subito la mannaia del wiet-pass, contando su una proroga che scadrà senza deroghe al termine del 2012. In questo senso, non ha dubbi uno dei massimi fautori della norma, Ivo Opstelten – ministro dimissionario di un governo ormai allo stadio terminale anche per i risvolti della crisi economica – che sta annunciando ovunque l'imminente "ora X" per la capitale, quando l'ingresso ai coffee shop sarà consentito ai soli residenti. La speranza di milioni di turisti oltre che dei gestori – ma anche dei lavoratori dell'indotto o dei settori turistico, alberghiero e commerciale, come i venditori di souvenir o i ristoratori - è che col cambio di colore al governo si possa definitivamente archiviare questo tentativo della destra di affossare uno dei principali elementi caratteristici dell'intero paese. Laddove la misura è in vigore da alcuni mesi, come le regioni del Limburgo e del Brebante, la situazione sta degenerando al punto che anche i sindacati di polizia stanno chiedendo a gran voce la fine del wiet-pass.

Le regioni meridionali ospitano storicamente i turisti tedeschi e belgi, in cerca di cannabis da consumare legalmente nei locali a questo scopo adibiti. Il wiet-pass ha sì bloccato l'accesso di costoro ai coffee shop, ma ha moltiplicato situazioni tristemente note anche nel nostro paese. Per rifornire chi continua a recarsi nei Paesi Bassi, infatti, sono in corso vere e proprie guerre fra gang per il controllo del territorio e la spartizione delle nascenti piazze dello spaccio. Se il fenomeno è tristemente tollerato dove impera il proibizionismo, in queste zone lasciano sconcertati gli accoltellamenti e le guerriglie che si formano fra gruppi rivali, al punto che nessuno più sembra credere nell'efficacia del wiet-pass. Per capire quale sarà il futuro di Amsterdam, dell'Olanda e in generale dei Paesi Bassi comprese le provincie meridionali, sarà necessario attendere il mese prossimo per conoscere chi guiderà l'esecutivo. In caso di vittoria socialista, tutto come prima e meglio di prima. In caso contrario, per Amsterdam inizierà davvero una nuova era – sconosciuta dal 1974 – proibizionista.

Se per gli olandesi tutto appare più o meno chiaro, in Italia inizia – si spera – a fare breccia la lotta antiproibizionista. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le aperture da parte di personaggi di varia estrazione come Roberto Saviano, Antonio Ingroia, Stefano Fassina, Paolo Ferrero, Alfonso Papa e Raffaele Lombardo, solo per citarne alcuni. Così come il fatto che gli ultracattolici stiano lanciando "catene di rosari" contro il disegno di legge Bernardini e altri, che chiede la legalizzazione delle droghe leggere e della coltivazione di marijuana, rappresenta un timore che prima questi settori probizionisti probabilmente non avvertivano e dunque un ottimo segno. La disobbedienza civile in atto, con la Bernardini che prosegue nella coltivazione di alcune piantine (clicca qui) seppur soffocata dai media sta sortendo l'effetto sperato anche se non è da escludere un nuovo ricorso alla strada referendaria sulla scorta del 1993, non appena i tempi scanditi dalla legge lo consentiranno.

Fabrizio Ferrante

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